venerdì 17 maggio 2013
Referendum Bologna. Sacconi: "L'Italia si suicida se rinnega i sui principi" - Tratto da tempi
Anche il presidente della Commissione lavoro al Senato Maurizio Sacconi si schiera a sostegno dei fondi alle scuole paritarie dell’infanzia e del sistema pubblico integrato bolognese. Per questo chiede di votare “B” come “bambini” al referendum del prossimo 26 maggio. «La libertà educativa è un principio della tradizione nazionale – ha detto a tempi.it – e l’Italia si suicida se rinnega i suoi principi».
Sacconi, perché è importate la battaglia di Bologna in difesa dei fondi alle scuole dell’infanzia paritarie?
Perché il referendum è il frutto di un’iniziativa ideologica promossa da ambienti laicisti che vogliono mettere in discussione i principi della tradizione nazionale, compresa la libertà educativa. I promotori del referendum non solo rifiutano questo principio naturale, ma anche la ragion pratica in base alla quale il sistema pubblico integrato bolognese promuove uno straordinario rapporto tra spesa e resa per la collettività, un modello più volte difeso dal sindaco della città Virginio Merola (che ha scritto una lettera ai bolognesi chiedendo di votare “B”, ndr).
Oltre a votare “B” al referendum, cosa suggerisce di fare ai cittadini di Bologna?
Occorre che chi crede nei principi della tradizione prenda atto dell’ampia portata di questo attacco ideologico che, ormai, si sviluppa a tutto campo. Bisognerebbe replicare esperienze come quelle dei comitati civici per difendere i principi della vita, della famiglia e della libertà educativa dagli attacchi sistemici. Personalmente auspico una mobilitazione che sappia unire credenti e non credenti. Quanto alla politica, invece, suggerisco al Pdl di configurarsi come un vero e proprio movimento politico neoconservatore la cui azione politica muova i passi dal presupposto dell’emergenza antropologica in corso e quindi dalla consapevolezza che è necessario difendere quei principi che non sono confinabili alla sola dimensione privata ma investono la dimensione pubblica.
Molti esponenti del Pd, a partire dal sindaco, si sono schierati in difesa del sistema pubblico integrato. Mentre Sel e i grillini sono contro. Come giudica questo fatto?
È certamente positivo che la ragion pratica abbia indotto una parte del Pd a difendere la sua stessa esperienza sussidiaria. Tuttavia, bisogna pur riconoscere che gli attacchi ideologici alla vita, alla famiglia e alle scuole paritarie provengono sempre da una certa sinistra che definirei nichilista. Dobbiamo, però, accorgerci tutti, sinistra compresa, che la posta in gioco di fronte a queste sfide è il futuro della nostra società, che si suicida se rinnega i suoi principi. Anche la vitalità economica e sociale hanno un nesso molto stretto con questi principi, di cui il pluralismo educativo è solo uno dei tanti.
Referendum scuole Bologna. Merola (Pd) : "La sinistra anti paritarie vuole vuole un modello che non esiste nemmeno a Cuba - Tratto da Tempi
Tra una settimana a Bologna si vota per il referendum sulle paritarie, e il sindaco Virginio Merola (Pd), che già in un’intervista al Corriere aveva usato parole molto esplicite, così come in una lettera ai suoi cittadini, è tornato sul tema, definendo la campagna dei referendari anti-paritarie «il trionfo della demagogia e della disinformazione».
Parlando a Radio Tau, il primo cittadino ha detto: «Se qualcuno vuol fare una nuova sinistra, se la faccia. Ma non prenda come laboratorio Bologna per le proprie sperimentazioni inutili. Non permetto che questa città faccia da cavia agli esperimenti di persone che molto spesso non sono riusciti ad entrare in Parlamento con le proprie proposte politico».
SOLO RANCORE. Per Merola, il comitato che invita a votare A (sostenuto da Sel e grillini) è antistorico, propugna idee frutto solo di pregiudizi: «Servizio pubblico in tutta Europa non è statalismo. Ma che idea di sinistra è quella che in nome di un principio astratto divide la gente, introduce rancore e un’idea di servizio pubblico che non c’è neanche più a Cuba? La soluzione A ha già spaccato la città. Una comunità è fatta di idee diverse, e una sinistra che pensa che le idee diverse non vanno bene mi preoccupa, non è la mia sinistra». Questa è una sinistra che confonde sussidiarietà con privatizzazione, una sinistra che ha «problema epocale di cultura».
Visita la galleryULTERIORE DIVISIONE. Il sindaco vorrebbe «tenere fuori Bologna da una discussione che con Bologna non c’entra nulla. La città è in crisi, ci sono molti problemi di bilancio, ci sono persone in cassa integrazione, ci sono aziende che chiudono. Non avevamo bisogno di questa ulteriore divisione. Sto reagendo come sindaco che rappresenta tutta la città e chiedo a tutti di rispettare il dibattito cittadino senza metterci in mezzo questioni che non c’entrano nulla».
SE VINCE LA “A”. E se vincesse la A, cioè chi vuole togliere i fondi alle paritarie? «Anche qui c’è una disinformazione grave – ha risposto il sindaco -. È un referendum consultivo senza quorum, viene presentato come un referendum abrogativo o decisionale. Addirittura dicono che da Bologna partirà la grande riscossa della scuola pubblica in tutto il Paese. Non sta in piedi, è il Consiglio comunale ed è la giunta che dopo tre mesi si pronuncia sull’orientamento uscito dal referendum, ma non è vincolante per le decisioni del Consiglio e dell’amministrazione comunale».
«Non si capisce perché un sindaco – ha concluso – dovrebbe dire ai bambini che vanno alle scuole paritarie e ai loro genitori “arrangiatevi”. Io credo che un sindaco debba avere a cuore tutti i bambini in qualsiasi scuola vadano e porre condizioni per dare questi finanziamenti, ciò che facciamo dal 1995».
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